martedì 20 giugno 2017

"GALATEA ed ACI"

Confettura di Albicocche

..."Figlio di un Fauno e di una ninfa del Simeto,
Aci era la gioia di suo padre e di sua madre e ancor di più la mia:
esclusivamente a me si era legato. 
Era bello, aveva compiuto sedici anni
e aveva le tenere guance appena coperte da un’incerta peluria.
Io non desideravo che lui e il Ciclope invece perseguitava me.
Se mi chiedessi se in me fosse più grande l’odio per il Ciclope o l’amore per Aci,
non saprei dirtelo: erano due sentimenti ugualmente forti.
Come è grande la tua potenza, o alma Venere!"...
                                                                                                                           (OVIDIO, Metamorfosi)


INGREDIENTI (per circa 5 kg di confettura)
  • Per la confettura
  • 4.00 kg di albicocche (snocciolate)
  • 1.40 kg di zucchero semolato
  • 2      limoni
PREPARAZIONE

Per la confettura
Per preparare la nostra confettura dobbiamo scegliere delle albicocche mature e di buona qualità, se ne avete la possibilità quelle del Salento, di Galatone, la Cultivar Galatea.
Dopo aver lavato le albicocche le ho private del nocciolo e tagliate in quattro parti.
Le ho messe in una pentola capiente ed ho unito il succo di due limoni. 
Prima di spremere i limoni ho grattugiato la buccia e messa anch'essa in pentola con la polpa di albicocca.
Ho acceso il fornello a fuoco medio e, a metà cottura, ho unito lo zucchero.
Evito la temperatura eccessiva e per tempi lunghi.

La conservabilità della confettura è data da una buona percentuale di zucchero,
e da un ridotto ph della confettura stessa. 
Otteniamo un ph soddisfacente con l'aggiunta del limone (1/2 limone ogni chilo di frutta). 

L'aggiunta dello zucchero a metà cottura è per evitare la caramellizzazione dello zucchero stesso che donerebbe, alla confettura, un colore più brunito.
Inoltre ho imparato ad evitare di macerare la frutta prima di portarla in cottura perché,
così facendo, ottenevo maggior liquido che poi deve essere eliminato allungando
i tempi di cottura.
L'eccessiva concentrazioni di liquido aiuta la proliferazione dei batteri
e quindi danneggia la confettura.

Un altro elemento che mi aiuta nella buona riuscita sono i semi.
Durante la cottura metto in pentola dei semi di limone e di mela
avvolti e legati in una garza di cotone.
I semi, di agrumi e di mela verde, contengono alte percentuali di pectina
che viene rilasciata in fase di cottura.
Prima di frullare  la preparazione vado a togliere, dalla pentola,
il sacchetto di semi ovviamente.

Quando la confettura mi appare pronta la frullo con il frullatore ad immersione. 
La cottura è perfetta quando siamo a 110°C circa e comunque quando messe alcune gocce di confettura su un piano di marmo, o di acciaio, le gocce rimangono compatte e non rilasciano acqua in eccesso. 
Porto il fuoco al minimo e invaso velocemente con l'aiuto di un imbuto.
Chiudo i vasetti con le capsule e li capovolgo su un piano di legno.
Già dopo poco è possibile capovolgere i vasi e verificare la presenza del sottovuoto.
Quando sono freddi li metto in lavastoviglie ed eseguo un lavaggio breve a 65°C in modo da pastorizzare ogni vasetto.
Una volta freddi su ogni vaso metto l'etichetta.

    
Quest'anno mi sono sbizzarrita con esperimenti:
- Al rosmarino
- Alla menta
- Al pepe nero
- Allo zenzero

Al rosmarino
Perfetto da gustare con formaggi stagionati, serviti su un bel tagliere di legno.
Altro non si deve fare che unire, da subito, qualche rametto lavato di rosmarino e toglierlo dalla confettura prima di frullarla.
La quantità di spezie/erbe è, secondo me, dettata dal buon senso e dal gusto personale. 
Io, per quattro chili di frutta, ho messo cinque rametti di rosmarino fresco.

Alla menta 
Inusuale ma fresca, adatta per una merenda.
Anche in questo caso ho unito da subito qualche rametto di menta fresca, avendo cura di toglierla prima di frullare.

Al pepe nero
Per molti ma non per tutti!
Ho aggiunto del pepe macinato in caduta termica, ovvero poco prima di invasare, e per richiamarne il ricordo all'occhio, ho messo in ogni vasetto 3 chicchi di pepe nero.
La quantità? Io sono stata davvero parsimoniosa, il pepe non deve essere poco ma nemmeno troppo. Deve essere un ricordo lontano, che arriva da Oriente, appena percettibile: per molti appunto, ma non per tutti!

Allo zenzero
Che dire, io lo zenzero lo metterei ovunque, ovviamente fresco e grattugiato già ad inizio cottura. Se preferite in polvere sarà importante capire la giusta quantità e in questo caso è preferibile introdurlo in caduta termica.


CONSERVAZIONE/SERVIRE

I vasetti vanno conservati in dispensa, preferibilmente al riparo dal caldo e dalla luce.
E' preferibile consumarli entro 12 mesi.
Il vasetto, una volta aperto, va conservato in frigorifero e consumato entro pochi giorni.


..."O Galatea, più candida dei petali del niveo ligustro, più fiorente dei prati,
più slanciata di un esile ontano, più splendente del cristallo,
più vivace di un tenero capretto,
più liscia delle conchiglie levigate dal continuo moto delle onde,
più gradita del sole in inverno e dell’ombra d’estate, più eccellente della frutta,
più maestosa di un alto platano, più trasparente del ghiaccio, più dolce dell’uva matura, più morbida delle piume del cigno e del latte cagliato
e più bella di un giardino irrigato,
se non mi fuggissi!"
                                                                                                                                                         (OVIDIO, Metamorfosi)


si narra che i Templari portarono, direttamente dall'Oriente,
le albicocche in Puglia, a Galatone,
un piccolo centro della provincia di Lecce,
snodo commerciale fra il nord ed il sud della Puglia stessa.
Albicocca tanto rara e quanto mai preziosa da essere definita
cultivar Galatea
(coltivazione candida)

Oggi presidio Slow Food
Albicocche vero e proprio tesoro del Salento.
Era costume fra i coltivatori del tempo innescare le albicocche su un mandorlo
anziché su un susino, pratica che ha reso questa qualità più longeva,
la varietà Galatone comincia a dare frutti dopo tre anni dal suo innesto
e fruttifica sino ad oltre cinquant'anni.

Albicocca che si presenta precoce,
piccola e dalla buccia con screziature simili a lentiggini,
con un profumo intenso, dolce e dalla consistenza morbida
che si scioglie letteralmente in bocca.
Delicata da manipolare e trasportare

Si narra inoltre che fu San Luca a dipingere la superficie delle albicocche,
così ricca di sfumature, screziata, punteggiata vicino al peduncolo.


Ci si rifà di nuovo ad una ninfa:
Galatea
la ninfa del mare, bellissima dalla pelle bianca come il latte.
Si narra di Aci, giovane pastorello che pascolava vicino al mare
vide Galatea e se ne innamorò, l'amore fu ovviamente ricambiato.
Polifemo, il ciclope che abitava il vulcano,
perdutamente innamorato della ninfa,
una sera li vide baciarsi.
La sua gelosia lo accecò.
Lasciò che Galatea si tuffo in mare per scagliare una parte di montagna
contro il giovane pastorello e schiacciarlo.
Gli dei ebbero pena del loro amore, gli permisero di mutare,
dal masso colò sangue cupo che ben presto prese a schiarire.
Il masso si spaccò, dalla gola della roccia emerse un giovane
completamente azzurro di aspetto,
sì un fiume che a tutt'oggi conserva il nome: Aci.
Le nove terre che attraversava portano a tutt'oggi il suo nome:
Aci Castello, Aci Trezza, Aci Reale, ...



Un giorno Galatea, mentre le offriva la chioma da pettinare,
sospirando dal profondo del cuore, le fece questo discorso:

"Tu almeno, fanciulla, sei desiderata da uomini civili
e puoi negarti a loro, come fai, senza timore.
Ma io, che pure sono figlia di Nèreo, partorita
dalla cerulea Dòride, che ho alle spalle uno stuolo di sorelle,
solo a prezzo di grandi sofferenze ho potuto sottrarmi
alla passione del Ciclope".

E il pianto le impedì di continuare.
La fanciulla glielo deterse con le dita bianche come il marmo
e, dopo averla consolata:

 "Racconta, carissima," 
le disse
"e non celarmi (di me puoi fidarti) la causa del tuo dolore".
Allora la Nereide così rispose alla figlia di Cratèide:

"Aci era figlio di Fauno e di una ninfa nata in riva al Simeto:
delizia grande di suo padre e di sua madre,
ma ancor più grande per me; l'unico che a sé mi abbia legata.
Bello, aveva appena compiuto sedici anni
e un'ombra di peluria gli ombreggiava le tenere guance.
Senza fine io spasimavo per lui, il Ciclope per me.
Se tu mi chiedessi cosa prevaleva in me, l'odio
per il Ciclope o l'amore per Aci, non saprei rispondere:
non c'era differenza. Oh, quanto è il potere del tuo dominio,
divina Venere! Quell'essere crudele, ripugnante
persino alle selve, che solo a rischio della propria vita
può un estraneo avvicinare, che spregia l'Olimpo e i suoi numi,
ecco che prova cosa sia l'amore e, preso da violenta smania,
brucia, dimenticandosi delle sue greggi e delle sue caverne.
E ti preoccupi del tuo aspetto, di piacere,
Polifemo, di pettinarti i ruvidi capelli;
pensi che sia giusto tagliarti l'ispida barba con un falcetto
e specchiare nell'acqua il viso per studiare un'aria meno truce.
Il gusto della strage, la ferocia e la sete immensa di sangue
svaniscono; le navi vanno e vengono sicure.
Un giorno Tèlemo, sospinto fin sotto l'Etna in Sicilia,
Tèlemo, figlio di Èurimo, che mai fallì un presagio,
va dal terribile Polifemo e gli dice: "Quest'unico occhio
che porti in mezzo alla fronte, te lo caverà Ulisse".
Lui ride. "O stupidissimo indovino, ti sbagli" risponde, "un'altra
creatura mi ha già accecato". Così disprezza chi invano lo avverte
svelandogli la verità, e a passi enormi camminando
preme la spiaggia o torna, quando è stanco, nel suo antro buio.
C'è un colle che si protende nel mare come un cuneo aguzzo;
su entrambi i suoi lunghi lati s'infrangono le onde marine.
Il feroce Ciclope vi sale e s'adagia sulla cima;
pur lasciato a sé stesso, lo segue un gregge di pecore.
Quando ai propri piedi ebbe posato il pino che gli serviva
da bastone, un pino che avrebbe ben potuto reggere pennoni,
prese una zampogna composta da un centinaio di canne,
e tutti i monti allora risonarono di note pastorali,
ne risonò persino il mare. Io nascosta dietro una rupe,
rannicchiata sul seno del mio Aci, colsi di lontano
il suo canto, di cui ricordo ancora le parole:

"O Galatea, più candida di un candido petalo di ligustro,
più in fiore di un prato, più slanciata di un ontano svettante,
più splendente del cristallo, più gaia di un capretto appena nato,
più liscia di conchiglie levigate dal flusso del mare,
più gradevole del sole in inverno, dell'ombra d'estate,
più amabile dei frutti, più attraente di un platano eccelso,
più luminosa del ghiaccio, più dolce dell'uva matura,
più morbida di una piuma di cigno e del latte cagliato,
e, se tu non fuggissi, più bella di un orto irriguo;
ma ancora, Galatea, più impetuosa di un giovenco selvaggio,
più dura di una vecchia quercia, più infida dell'onda,
più sgusciante dei virgulti del salice e della vitalba,
più insensibile di questi scogli, più violenta di un fiume,
più superba del pavone che si gonfia, più furiosa del fuoco,
più aspra delle spine, più ringhiosa dell'orsa che allatta,
più sorda dei marosi, più spietata di un serpente calpestato,
e, cosa che più d'ogni altra vorrei poterti togliere,
più veloce, quando fuggi, non solo del cervo incalzato
dall'urlo dei latrati, ma del vento che soffia impetuoso!
Ma, se mi conoscessi meglio, ti pentiresti d'esser fuggita
e, cercando di trattenermi, condanneresti il tempo perduto.
Posseggo una grotta, in una parte del monte, con la volta
di roccia viva, dove non si soffre il sole in piena estate
o il gelo d'inverno. Ho alberi carichi di frutta
e, sui lunghi tralci del vigneto, un'uva che sembra d'oro,
e un'altra color porpora: per te le serbo entrambe.
Con le tue mani potrai cogliere succose fragole,
nate all'ombra dei boschi, corniole in autunno e prugne,
non solo quelle violacee dal succo scuro,
ma quelle pregiate che sembrano di cera fresca.
Se mi sposerai, non ti mancheranno le castagne,
i frutti del corbezzolo: ogni pianta sarà al tuo servizio.
Tutto questo bestiame è mio; molto altro vaga per le valli,
molto si nasconde nel bosco e molto ancora è chiuso nelle grotte.
Se tu me lo chiedessi, non saprei dirtene il numero.
Solo i poveri contano le bestie. Sulla loro qualità
non pretendo che tu mi creda: vieni sul posto e vedrai da te
come a stento stringano tra le zampe poppe così gonfie.
E aggiungi i piccoli appena nati, agnelli in tiepidi ovili,
capretti della stessa età in altri ovili.
Da me non manca mai il niveo latte: parte è destinato
al bere, parte si fa rapprendere sciogliendovi il caglio.
E i regali che riceverai non saranno i soliti
fatui trastulli, come cerbiatti, lepri o capretti,
una coppia di colombi o un nido tolto dalla cima di un albero.
In vetta alla montagna, perché possano con te giocare,
ho scovato due cuccioli d'orsa villosa,
così simili fra loro, che a stento sarai in grado di distinguerli;
li ho scovati e ho pensato: 'Questi li terrò per la mia donna'.
Avanti, solleva il tuo bel capo dal mare azzurro,
avanti, vieni, Galatea, e non spregiare i miei regali.
Io mi conosco, sai, poco fa in uno specchio d'acqua mi son visto
riflesso e ciò che ho visto del mio aspetto mi ha soddisfatto.
Osserva quanto son grande: neppure Giove in cielo ha un corpo
grande come il mio (voi parlate sempre che lì regna
un non so quale Giove). Una chioma foltissima mi spiove
sul volto truce e mi vela d'ombra le spalle, come un bosco.
E non credere brutto che il mio corpo irto sia tutto di fittissime
e dure setole; brutto è l'albero senza fronde, brutto
il cavallo senza criniera che gli ammanti il biondo collo;
piume ricoprono gli uccelli, beltà delle pecore è la lana:
agli uomini si addicono la barba e il pelo ispido sul corpo.
Ho un occhio solo in mezzo alla fronte, ma a un grande scudo
lui assomiglia. E poi? Dall'alto del cielo il Sole non vede
tutto l'universo? Eppure anche lui ha un occhio solo.
Aggiungi che mio padre è il re del vostro mare:
io te l'offro come suocero. Abbi solo un po' di pietà e ascolta,
ti supplico, le mie preghiere: a te sola mi sono prosternato.
Io che disprezzo Giove, il cielo e il fulmine che tutto penetra,
temo solo te, Nereide: peggiore del fulmine è l'ira tua.
Ma persino il tuo disprezzo potrei io sopportare,
se rifiutassi tutti. Perché invece respingi il Ciclope
e ami Aci? Perché ai miei amplessi preferisci i suoi?
Che lui si compiaccia pure di sé stesso e, cosa che non vorrei,
piaccia anche a te, Galatea; ma se capita l'occasione,
sentirà come corrisponde a questo corpo immenso la mia forza.
Lo squarterò vivo e per i campi, sopra le acque in cui vivi
a brandelli scaglierò le sue membra: e s'unisca a te se gli riesce!
Brucio, brucio, e la mia passione offesa più indomabile divampa,
mi sembra che con tutte le sue forze l'Etna
mi sia entrato in petto: ma tu, Galatea, non ti commuovi!"

Dopo questi vani lamenti (nulla mi sfuggiva)
si alzò e, come il toro furibondo per il ratto della compagna
non può star fermo, si mise a vagare per boschi e forre a lui noti.
Così quell'essere feroce, senza che ce l'aspettassimo,
ci sorprese ignari, me ed Aci, e urlò:

"Vi ho colto:
questo, state certi, sarà l'ultimo vostro convegno d'amore!".

E la sua voce fu così assordante, come è giusto che l'avesse
un Ciclope infuriato: un urlo che terrorizzò persino l'Etna.
Io sgomenta mi tuffo sott'acqua, nel mare lì vicino;
il nipote del Simeto, voltate le spalle, fuggiva
gridando: 

"Aiutami, Galatea, ti prego; aiutatemi, aiutatemi,
genitori miei, ma se mancassi, accoglietemi nel vostro regno!"

Il Ciclope l'insegue e, staccato un pezzo di monte,
glielo scaglia contro: benché soltanto lo spigolo esterno
del masso lo colpisca, Aci ne viene del tutto travolto.
Noi, unica cosa che permetteva il destino, facemmo in modo
che in Aci riaffiorasse la natura avita.
Ai piedi del masso colava un sangue rosso cupo:
non passa molto tempo che il rosso comincia a impallidire,
prima assume il colore di un fiume reso torbido dalla pioggia,
poi lentamente si depura. Infine il macigno si fende
e dalle fessure spuntano canne fresche ed alte,
mentre la bocca apertasi nel masso risuona d'acqua a zampilli.
È un prodigio: all'improvviso ne uscì sino alla vita
un giovane con due corna nuovissime inghirlandate di canne,
che, se non fosse stato così grande e col volto ceruleo,
Aci sarebbe stato. Ma anche così era Aci mutato in fiume,
un fiume che conservò il suo antico nome".

Galatea aveva finito il suo racconto.
Le Nereidi, sciolto il convegno, 
si allontanano nuotando nelle onde tranquille.

mercoledì 7 giugno 2017

FLAN alle PESCHE 

con granellona alle mandorle e zenzero

... una merenda dal cuore morbido e fresco,
all'interno la sorpresa del cacao,
il profumi dello zenzero e della cannella,
per rendere "speziato" il pomeriggio ...


INGREDIENTI (per 9 tortini o una torta da circa 25 cm di diametro) 
  • per la pasta brisè alla cannella
  • 350 g di farina debole 
  •     5 g di sale
  • 125 g di burro  (a temperatura ambiente)
  •  50 g di acqua
  •  50 g di latte fresco
  •  20 g di zucchero semolato
  • qb  di cannella in polvere
  • per il bisquit al cacao:
  • 95 g di albume
  • 95 g di zucchero semolato
  • 70 g di tuorlo
  • 30 g di cacao setacciato
  • per farcire
  • 100 g di marmellata di arance amare
  • per il flan alle pesche:
  • 300 g di uova
  • 200 g di zucchero semolato
  •   30 g di amido di mais
  •   50 g di latte fresco
  •   50 g di panna fresca
  • 500 g di pesche sciroppate
  • Per la granellona allo zenzero:
  • 50 g di burro (a temperatura ambiente)
  • 50 g di farina debole
  • 50 g di zucchero semolato
  • 50 g di mandorle in polvere
  • qb di zenzero in polvere
  • Per decorare
  • qb zucchero a velo e cacao amaro
  • qb ganache al cioccolato fondente 
  • Per la ganache al cioccolato fondente
  • 100 g di panna fresca
  • 100 g di cioccolato fondente (ridotto a scaglie)
  • un cucchiaino di miele di acacia/tiglio o millefiori (da evitare mieli dal gusto deciso)

PREPARAZIONE

Per la pasta brisè alla cannella
In planetaria (con la foglia) metto tutti gli ingredienti e lavoro piuttosto velocemente.
L'impasto dove risultare liscio ed uniforme.
E' molto importante che il burro sia morbido.


Per avere un burro perfetto per realizzare frolle/brisè,
ma anche altre preparazioni,
metto il burro fra due fogli di carta forno e lo stendo con il mattarello,
ottengo così una sorta di "foglio di burro" estremamente morbido, plastico,
che andrà ad amalgamarsi velocemente all'impasto. 
In questo modo non mi ritrovo i pezzetti di burro qua e là nell'impasto quando lo stendo.
A cottura ultimata otteniamo una brisè/frolla perfettamente omogenea.

Ricavo un panetto dello spessore di 1-2 cm e lo avvolgo con la pellicola.
Lo lascio in frigorifero mentre preparo il resto del dolce.


Per il Bisquit al cacao:
In planetaria (con le fruste) monto a neve gli albumi con lo zucchero.
Unisco il tuorlo versandolo a filo
Infine incorporare il cacao setacciato.
Dresso il bisquit su una teglia coperta da carta forno (spessore di massimo 5-8 mm).
Preriscaldo il forno a 220°C
Inforno e porto il forno a 200°C per 5 minuti.
Il bisquit, appena tolto dal forno, andrebbe abbattuto positivo (a +4°C) 
Io, non avendo l'abbattitore, aspetto che si raffreddi e poi lo ripongo in frigorifero.
Coppo 9 dischi di bisquit da 5 cm (o un disco da 25 cm per la torta).
E' importante coppare il bisquit quando è freddo, otteniamo un taglio più deciso e ordinato.
Questo biquit può essere molto versatile nelle preparazioni prive di glutine, non contiene infatti farina.


Per il flan alle pesche sciroppate:
In una boule verso tutti gli ingredienti (escluse le pesche sciroppate) e lavoro con la frusta.
Quando il composto risulta uniforme incorporo le pesche sciroppate a piccoli pezzetti.
Quando realizzo la torta adagio le pesche sciroppate direttamente nella tortiera dopo aver dressato il flan, a seconda della loro dimensione decido se tagliarle a metà, sono molto belle capovolte a raggiera.

Per la granellona allo zenzero e mandorla:
Metto tutti gli ingredienti nella planetaria (con la foglia) e lavoro velocemente. 
Il composto rimane sbriciolato e secco. Un mucchietto di grossi granelli.

Per la ganache al cioccolato fondente:
Porto a bollore la panna e la verso sopra il cioccolato ridotto a pezzetti e amalgamo con la frusta, incorporo il cucchiaino di miele per renderla liscia ed elastica.
Abbatto positivo e metto la ganache in una sac a poche per poter eseguire al meglio le decorazioni.



A questo punto si può "comporre il dolce".

Imburro ed infarino ogni pirottino/tortiera, evitando di lasciare della farina in eccesso che rimarrebbe aderente al dolce e finirebbe per essere sgradevole alla vista ed al gusto.
Stendo la pasta brisè dello spessore di 5-7 mm e fodero i pirottini/la tortiera.


E' molto importante avere il bordo superiore ben livellato ed uniforme per un ottimo risultato estetico. La pasta va fatta aderire e sbordare. Si taglia la pasta con un coltello affilato tenendo la lama dall'interno verso l'esterno e tenendo la mano ferma e facendo ruotare lo stampo! 
Questa operazione è estremamente facile se la pasta è fredda. 
Un valido aiuto può essere riporre gli stampi in frigorifero prima di tagliare.

Adagio sul fondo di ogni pirottino il dischetto di bisquit al cacao facendolo ben aderire.
Il bisquit assorbirà il liquido in eccesso della marmellata lasciando così la frolla perfettamente asciutta.
Sopra il bisquit stendo uno strato sottile di marmellata alle arance. Può essere molto comodo aiutarsi con una sac a poche. Basterà distribuirla eseguendo una spirale partendo dal centro verso l'esterno, esercitando una pressione costante avremo uno strato perfettamente uniforme e non sporchiamo il resto della pasta brisè.
A questo punto dresso in ogni pirottino/tortiera il flan sino al bordo.
Nel caso della torta adagio le pesche sciroppate.
Sulla superficie verso a pioggia la granellona.



Preriscaldo il forno a 180°C
Inforno e porto a 160° per 20-25 minuti (con forno ventilato) per i tortini
                             a 160° per 30-40 minuti (con forno ventilato) per la torta

La giusta cottura è data da una granellona dorata.
Come sempre verifico la perfetta cottura con il termometro a sonda.
Quando il  dolce raggiunge i  96°C al cuore siamo pronti per sfornare.
Ideale abbattere positivo (+4°C) 


CONSERVAZIONE/SERVIRE

Il flan si conserva a +4°C sino al momento di servire.
Essendo il flan fresco e umido è possibile servirlo anche senza crema di accompagnamento, semplicemente spolverato di zucchero a velo e pochissimo cacao.
Per richiamare la sorpresa del bisquit al cacao io amo impiattare con cioccolato fondente fuso, che però ha lo sgradevole inconveniente di rimanersene tutto appiccicato al piatto.
Valida variante una ganache al cioccolato fondente velocissima da preparare ed estremamente versatile, unica cortezza non eccedere con la quantità o il gusto di cioccolato fondente coprirà tutti gli altri sapori rendendo così il nostro dolce non equilibrato.
Non preoccupatevi per la ganache che vi avanza la potete conservare in frigorifero e spalmare su una fetta di pane per la prima colazione!



Buona merenda!

domenica 4 giugno 2017

"SCOIATTOLINO"

...una manciata di nocciole da rosicchiare
proprio come uno scoiattolino nel bosco ...

Stamani un insolito risveglio, un'aria fresca entrava dalle finestre, ed ora,
una copiosa pioggia scende imperterrita su ogni cosa
facendo credere a tutti che stia arrivando l'autunno e non l'estate.
In tema di autunno un dolce che profuma di bosco


INGREDIENTI (per una tortiera da  22-25 cm di diametro)
  • Per la frolla Milano speziata allo zenzero
  • 125 g di burro morbido
  • 125 g di zucchero semolato
  •  50 g di uova
  • 250 g di farina debole setacciata
  • qb zenzero fresco grattugiato
  • Per la base fra la pasta frolla e la massa tenerina alle nocciole
  •  50 g di granella di nocciole
  • 150 g di amarene sciroppate (sgocciolate)
  • Per la massa tenerina alle nocciole
  • 200 g di burro morbido
  •  75 g di zucchero semolato
  • 180 g di uova
  •  75 g di nocciole (in granella molto sottile)
  • 150 g di zucchero a velo
  • 150 g di farina debole setacciata
  • Per la finitura:
  • 100 g di granella di pistacchio
  • Per decorare/impiattare
  • qb di zucchero a velo
  • qb pistacchi e nocciole tostate

PREPARAZIONE

Per la frolla Milano speziata allo zenzero
In planetaria (dopo aver applicato la foglia) ho messo tutti gli ingredienti e ho azionato la planetaria avendo cura di non lavorare troppo l'impasto. Ho ottenuto un composto morbido ed omogeneo, liscio.

Dobbiamo avere cura di amalgamare lo zenzero grattugiato alle uova,
in modo che si distribuirà in modo uniforme nell'impasto e,
 amalgamato al grasso dell'uovo sarà maggiore la percezione del suo sapore.

Ho ricavato un bel panetto quadrato dello spessore  di 1-2 cm e l'ho avvolgo nella pellicola e riposto in frigorifero a  +4°C 

Se voi avete la fortuna di avere un
meraviglioooooooooso 
abbattitore lo abbattete positivo (+4°C)
Io, in mancanza di abbattitore,
cerco sempre di preparare la pasta frolla il giorno prima
o comunque qualche ora prima.

In questo modo sarà molto semplice stendere la frolla 
senza nemmeno gran bisogno di infarinare il piano di lavoro ed il mattarello. 
Il composto si stenderà in modo uniforme rimanendo liscio, senza increspature.
Questo ci permetterà di avere una frolla perfetta per formare uno strato uniforme
che al taglio sarà perfettamente visibile.
Soprattutto quando abbiamo giochi di colore:
esempio una frolla al cacao (quindi scura) ed una massa torta chiara, o viceversa.

Per la massa tenerina alle nocciole
In planetaria ho montato il burro e lo zucchero con le fruste, quando il composto è risultato ben montato ho incorporato a step le uova, una alla volta e non prima che la precedente fosse ben inglobata all'impasto.
Quando il composto è stato perfettamente uniforme ho incorporato le polveri setacciate aiutandomi con un lecca-pentole (o montando la foglia sulla planetaria). Il composto rimane bagnato e morbido.

A questo punto ho "composto" il dolce.

Ho steso con il mattarello la pasta frolla dello spessore di 5-7 mm e foderato la tortiera rigorosamente imburrata ed infarinata. Preferisco sempre le tortiere a cerniera per evitare di sciupare il dolce quando lo levo dallo stampo.

Io evito di usare prodotti spray staccanti.
Sono sicuramente pratici e ci fanno guadagnare tempo
ma mi danno sempre la sensazione che lascino, sul dolce,
 un retrogusto sgradevole.

La frolla deve arrivare oltre il bordo della tortiera e, con un coltello ben affilato si passa la lama a filo del bordo della tortiera stessa e si taglia la frolla in eccesso. La  lama dovrà andare dall'interno della tortiera verso l'esterno. Non sarà la mano a ruotare ma la tortiera. Questo  permette che la frolla stia ben aderente alla tortiera stessa.

E' inoltre preferibile bucherellare la frolla,
sia sul fondo che sui bordi,
può quindi essere pratico bucherellarla col fora-pasta
prima di adagiarla nella teglia.

Ho spolverato il fondo della frolla con la granella di nocciole, e adagiato le amarene sciroppate ben sgocciolate.
A questo punto non ho perso tempo, per evitare che il liquido in eccesso delle amarene andasse ad inzuppare lamia frolla rendendola umida e non friabile.
Ho dressato velocemente la massa tenerina nella tortiera e livellato il composto con l'aiuto di un cucchiaio: la mano sta ferma ma ruota la tortiera.
Dovremmo avere uguale altezza fra la frolla e la massa tenerina.
Se così non fosse si va a rifilare di nuovo la frolla.
Infine ho spolverato con la granella di pistacchio ed infornato subito!

Il forno dovrà essere preriscaldato a 200°C (forno ventilato)
Infornato il dolce ho porto a 180°C per 40 minuti.
Il tempo varia in base allo spessore della massa tenerina ed al diametro della tortiera.
Trovo molto comodo far fare il lavoro sporco al termometro a sonda.
Quando il dolce raggiunge, al cuore, 96°C è cotto perfettamente.

Una volta sfornata la torta andrebbe abbattuta per aumentare la sua conservabilità, io in inverno sfrutto il freddo del balcone. D'estate aspetto un poco che raggiunga la temperatura ambiente e poi ripongo in frigorifero.




Eccola decorata con zucchero a velo ma in modo non uniforme, mi piace giocare sull'asimmetrico, aggiungo qualche pistacchio e qualche nocciola tostata
bello e pronto da rosicchiare come uno scoiattolino

CONSERVAZIONE/SERVIRE

Il dolce va servito a temperatura ambiente ma meglio conservarlo in frigorifero.
E' un dolce  abbastanza asciutto, io lo accompagno con lo sciroppo di amarene per esaltarne il sapore di quelle racchiuse all'interno.



"Il tempo passa e tu non passi mai"
Negramaro-Estate-

"Il primo ad arrivare fu l'ospite meno atteso. Il maestrale si presentò con un giorno di anticipo, senza preavviso e senza regalo. Ninella lo aveva sentito dal letto ed era rimasta immobile, attonita."     ...      "Per Ninella il maestrale era la peggiore sventura che si potesse abbattere su un matrimonio."
Ninella è la sarta più bella del paese, e da quando è rimasta vedova sta sempre in casa a cucire, cucinare e guardare il mare. In realtà è un vulcano solo temporaneamente spento. Don Mimì, dietro i baffi e i silenzi, nasconde l'inquieto desiderio di riavere quella donna solo per sé. A sorvegliare questi due cuori c'è la moglie di don Mimì.
Destino bizzarro fa innamorare Chiara, la bella figlia di Ninella, 
di Damiano, figlio di don Mimì. 
287 invitati che avranno gli occhi puntati non sugli sposi ma sui genitori di questi.
Nozze che si trasformano in un evento per un timido paesino della Puglia,
fatto di tradizioni, pregiudizi, consuetudini, doveri.

Ma il destino è bizzarro,
bizzarri sono certi amori che nemmeno il tempo è in grado di spegnere.
"Ci sono amori che non lasciano nemmeno una foto, e sono i più difficili da dimenticare"
“Ogni amore custodisce almeno un segreto e solo alcuni non ne hanno timore: gli adolescenti, gli anziani e i disperati. Per tutti gli altri, la vita mette sempre trappole in cui è possibile cadere, l’importante è che nessuno ti veda.” 
Io l'ho letto tutto d'un fiato, 
un fine settimana raccontato in queste pagine ricche di colpi di scena, 
di personaggi esilaranti, eventi dentro un evento, 
la capacità di tenere la curiosità sospesa sino alla fine,
la capacità di rivelare grandi sentimenti all'interno di una commedia divertente,
la capacità di rendere vivo e autentico ogni sentimento:
bravo Luca!

Sentimenti che arrivano a "scompigliare" le consuetudini,
i pregiudizi, il "così fan tutti", i doveri, il "tener facciata davanti alle circostanze"
ma sentimenti quanto mai veri e sinceri. 

C'è sempre un maestrale inaspettato che arriva nella vita di ognuno di noi:
per destino, per sfortuna...
o forse per fortuna?!